Accadeva a Hollywood: Marion Dougherty, la donna che rivoluzionò il concetto di Casting

mercoledì, novembre 14, 2018

Un po' di tempo fa mi è capitato di vedere il bellissimo documentario "Casting By" del 2012 diretto da Tom Donahue sulla storia di Marion Dougherty, la donna che ha delineato i contorni della figura del direttore di casting grazie alle sue brillanti intuizioni.

n.b. al momento della stesura di questo articolo non sapevo dell'esistenza di un'autobiografia di Marion Dougherty dal titolo "My casting couch was too short" (il mio divano del casting era troppo piccolo), pertanto vedrò di reperirlo e se troverò altri aneddoti e curiosità editerò questo articolo.

"Il casting è un gioco di istinto, senti il talento e il potenziale nello stomaco, è tutta questione viscerale e di fortuna" 
Marion Dougherty

Marion Dougherty nasce a Hollidaysburg in Pennsylvania il 9 febbraio del 1923 e ha la possibilità di frequentare la Penn State University (entrando anche nella prestigiosa confraternita  Kappa Alpha Theta). Laureatasi nel 1943 decide di orientarsi verso il mondo dello spettacolo che l'affascina da sempre: entra a far parte della Cleveland Playhouse la compagnia teatrale di Cleveland Ohio. Poco dopo si trasferisce a New York dove viene assunta come vetrinista nel celebre grande magazzino di lusso  Bergdorf Goodman ed è proprio qui che viene notata da un suo ex compagno di college che ora lavora come direttore del casting per la serie televisiva Kraft Television Theatre sulla NBC, che decide di assumerla come propria assistente. Lo show, sponsorizzato dall'azienda Kraft, porta in scena opere del repertorio classico recitate dal vivo come "A Christmas Carol" di Charles Dickens, "Alice in Wonderland" di Lewis Carrols. Il compito di Marion consiste nel frequentare teatri per cercare nuovi attori per la serie (che durerà per ben 11 stagioni dal 1947 al 1958).
Tra gli attori emergenti che compaiono in questa serie troviamo Jack Lemmon, Grace Kelly, James Dean, Paul Newman, Christopher Plummer, Warren Beatty ed Anthony Perkins, solo per citarne alcuni.
All'epoca dello Studio System non esistevano i casting come intendiamo al giorno d'oggi per scegliere gli interpreti dei film, in quanto le Major utilizzavano gli attori che avevano già sotto contratto. Scorrevano l'elenco delle Star presenti nella propria scuderia, basandosi nella scelta sul semplice fatto che abbiano interpretato bene un ruolo simile in passato, arrivando di fatto a creare dei TIPI: c'era la femme fatale,la pin-ip, l'avventuriero, il gangster, la dame in distress (la damigella in pericolo), lo spaccone, il gentiluomo, ecc., sfruttando principalmente caratteristiche fisiche e mimica facciale, dando pochissima importanza alle abilità recitative che li caratterizzavano.
All'interno degli Studios c'era una specie di scuola nella quale agli attori veniva insegnato a ballare, cantare, andare a cavallo, e tutta una serie di abilità richieste nei film, ed erano previste pagelle con i voti, che andavano a costituire uno dei criteri con i quali venivano scelte le Star. 


La televisione con la varietà che propone e i tempi più ristretti, si presenta per un attore come una sfida maggiore rispetto al cinema in quanto è come se fosse un debutto continuo. Per quanto fosse di grande importanza il lavoro di Marion e richiedesse un notevole impegno (in quanto deve cercare nuovi talenti tra Broadway, Off-Broadway e l'Actor's Studio), la figura del direttore del casting non era ancora riconosciuta e infatti non compariva nemmeno nei titoli di testa. 
Nel 1958 Marion viene chiamata ad occuparsi del casting della serie tv Naked City (che arriverà in Italia con il titolo La città in controluce), girata nelle strade di New York e incentrata sui casi che ogni giorno devono affrontare i  detective del 65º distretto del Dipartimento di Polizia di New York. Con il suo fiuto infallibile la Dougherty porta a debuttare in questa serie alcuni giovani attori che diventeranno molto famosi: Martin Sheen, Peter Fonda, Robert Duvall, Christopher Walken.
Il segreto di Marion consiste nel reclutare attori e non star, che emergano per il loro talento e non per l'aspetto fisico: parla molto con loro pertanto sa cosa aspettarsi, dà loro suggerimenti, fa ramanzine, e annota tutti i loro punti di forza e debolezze in uno schedario.
Inoltre non lascia condizionare il suo giudizio da un provino ma cerca di andare oltre e vedere il potenziale di un attore.
È Robert Duvall a proporre a Marion Dougherty il proprio vicino di casa, Dustin Hoffman, un giovane attore che insieme a lui e Gene Hackman si dedica da 7 anni al teatro ma che non è mai stato di fronte alla telecamera. Nelle sue note la Dougherty dice di lui: "Diventerà qualcuno, ha talento" e lo fa scritturare per un episodio di Naked City del 1960.

Sempre nel 1960 Marion viene chiamata ad occuparsi del casting della serie targata CBS Route 66 che racconta le avventure di due giovani che attraversano gli Stati Uniti a bordo di una Chevrolet Corvette percorrendo l'autostrada U.S. Route 66. Per la Dougherty  per lei è molto difficile muoversi su due fronti contemporaneamente, quello di New York per Naked City e in giro per gli Stati Uniti per Route 66. Ciò però non le impedisce di scoprire nuovi talenti tra cui Robert Redford (che è stato molto apprezzato a teatro nella commedia A piedi nudi nel parco, e sarà anche protagonista della versione cinematografica del 1967).
Il problema dell'attribuzione del ruolo del direttore di Casting inizia a farsi sentire sempre più, soprattutto quando la "Directors Guild of America", principale corporazione di registi cinematografici e televisivi statunitensi, vieta l'utilizzo del termine "director" che spetta al regista, consentendolo solo nei due casi dell'art director (direttore artistico) e director of photography (direttore della fotografia), relegando coloro che si occupano di casting a mere segretarie che organizzano incontri tra attori e registi, privandoli dell'aspetto artistico che li caratterizza.

Alla fine degli anni '50 le Major attraversano un periodo nero in quanto aumenta la consapevolezza degli attori che in forza di una maggior forza contrattuale riescono a sottrarsi al controllo degli Studio rescindono i legami e diventando indipendenti. La United Artists riesce a non subire il contraccolpo in quanto concede più libertà agli attori e registi che ha sotto contratto purchè si rispetti il budget e non si alteri il contenuto della storia approvata. È in questo momento che si apre lo spiraglio per una figura professionista che aiuti gli attori e le produzioni ad incontrarsi.
Lynn Stalmaster fonda a Hollywood un'agenzia di casting a metà degli anni '60, mettendo in pratica i criteri utilizzati da Marion nella scelta degli attori.
Nel 1963 inizia il sodalizio tra Marion Dougherty e il regista George Roy Hill (conosciuto ai tempi del Kraft Theatre) grazie al film La vita privata di Henry Orient. Nel 1966 sono di nuovo insieme per il flm Hawaii sceneggiato da Dalton Trumbo (il famoso sceneggiatore di Vacanze Romane perseguitato durante il Maccartismo). Per questo film Marion trascorre tanti mesi in Asia per trovare l'isola perfetta tra Tahiti e Tonga, cercando abitanti nativi ideali. Grazie a questo film con protagonisti Julie Andrews e Gene Hackman, Marion Dougherty guadagna abbastanza soldi da poter aprire a New York la sua agenzia. 
La Marion Dougherty Associates, che sarà la prima agenzia di casting indipendente, era situata in un edificio di mattoni al civico 153 sulla 30th East Street soprannominato "Il bordello"; era una casa a tutti gli effetti, pensata per accogliere i propri clienti in un clima molto informale, e al suo interno presentava varie camere che venivano di volta in volta affittate a giovani attori, sceneggiatori, manager e assistenti: tra gli ospiti fissi ricordiamo Woody Allen e Martin Scorsese. La prima assistente di Marion è Juliet Taylor che a sua volta diventerà direttore di casting procurando a Meryl Streep in suo primo ruolo in un film.

Le assistenti di Marion da sinistra Gretchen Rennell, Wallis Nicita and Juliet Taylor.
 Sia la Dougherty che Stalmaster non scelgono stereotipiti ma personaggi autentici, essendo ormai tramontato il glamour degli Studios il pubblico ora vuole realtà.
Un'altra grande intuizione di Marion è nel film Butch Cassidy del 1969: è lei a proporre Robert Redford al regista George Roy Hill il quale inizialmente pensa a lui come Butch Cassidy mentre vede Paul Newman come Sundance Kid, ma dietro richiesta di Redford per intercessione di Marion si arriva all'inversione di ruoli che determinerà il successo del film il quale verrà candidato all'Oscar come Miglior film e miglior regia.
Lo stesso anno la Dougherty viene chiamata a selezionare il cast per il film Un uomo da marciapiede diretto da  John Schlesinger. Per la parte del protagonista il cowboy Joe Buck Marion propone Jon Voight, al quale decide di dare una nuova occasione vedendo del potenziale in lui: qualche anno prima gli aveva procurato una parte in un episodio di Naked City che però si era rivelato disastroso in quanto l'emozione gli aveva giocato un brutto scherzo. Per la parte del coprotagonista, un povero storpio italo americano figlio di un lustrascarpe ridotto a vivere di espedienti e truffe.che vive, Marion suggerisce Dustin Hoffman dopo averlo visto nello spettacolo a teatro Eh?, che ha da poco girato il film Il laureato che gli darà la fama, e che non essendo ancora uscito rende Hoffman un attore ancora sconosciuto al grande schermo. La scelta si rivela vincente in entrambi i casi, il film vincerà l'Oscar come Miglior film e Miglior regia, e i due attori riceveranno la loro prima nomination come Migliore attore protagonista. La nota dolente sarà il fatto che il regista deciderà di accreditare il nome di Marion insieme a quello delle sue assistenti e siccome lei voleva essere citata da sola alla fine fu esclusa.
Nel 1972 ha però la possibilità di riscattarsi quando per la prima volta nella storia viene accreditata per la prima volta nella storia come "Casting by" nel film Mattatoio 5 diretto sempre da George Roy Hill.

Nel '76 l'ex produttore esecutivo della United Artists, David Picker, ora diventato Presidente esecutivo della Paramount Pictures invita Marion a Los Angeles assegnandole il ruolo di direttore del casting, anche se poi dal '79 approda alla Warner Bros per dissidi con il nuovo presidente Michael Eisner. Il mondo del cinema però sta cambiando: iniziano a prevalere interessi economici, con il cambio generazionale i nuovi dirigenti e nuovi registi emergenti sono giovani e vogliono direttori cast giovani. Inoltre gli attori vengono scelti più per l'aspetto fisico che per la bravura.
Nel 1982 dopo averla vista a Broadway nello spettacolo Barnum, Marion viene colpita da Glenn Close e decide di proporla per il film Il mondo secondo Garp che sta dirigendo George Roy Hill. Per questo film Marion propone anche John Lithgow che riceverà la nomination all'Oscar.

In quasi un ventennio si occuperà del casting di tanti film cult come Ladyhawke, Arma letale, Full Metal Jacket, i Batman di Tim Burton, per dirne alcuni.
Nel 1999 i vertici della Warner Bros decidono di sostituire Marion Dougherty con la nuova leva Lora Kennedy. 
La categoria dei direttori del casting da sempre sottostimata, è l'unica categoria presente nei titoli di testa dei film che non ha una corrispondente categoria agli Oscar. Nel 1991 un nutrito gruppo di attori e registi che hanno lavorato con Marion organizza una campagna per farle assegnare un Oscar speciale al merito: Robert Redford, Paul Newman, Jon Voight, Clint Eastwood, Robert De Niro, Glenn Close, Jessica Tandy solo per citarne alcuni.
L'Academy rigetta la domanda in quanto ritiene troppo difficile stabilire a chi sia da attribuire l'effettivo merito del casting essendo il regista ad avere l'ultima parola, anche se questa spiegazione non convince del tutto in quanto altri settori come i costumi, le scenografie e il montaggio sono ugualmente sottoposti all'ultimo giudizio del regista ma hanno tuttavia un premio dedicato. 
Marion Dougherty si spegnerà nel 2011 senza aver mai ottenuto un riconoscimento dall'industria del cinema, avendo tuttavia inventato un mestiere e diventando un esempio per le future generazioni


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